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Gli italiani ed il pagamento a rate

 

Nei tempi più recenti, segnati dalla crisi economica, il mercato ha subito importanti modifiche per venire incontro alle esigenze dei compratori, sempre meno propensi all’acquisto in un’unica soluzione e orientati verso il risparmio.

La metodologia della “vendita a rate” è un modello che sta riscuotendo grandissimo successo nel nostro Paese: già solo negli spot pubblicitari, è quasi paradossalmente più frequente trovare una modalità rateale di acquisto piuttosto che una “classica”.

In realtà esiste molta incertezza da parte del consumatore sul tipo di contratto e sulle conseguenze che comporta tale rateizzazione del pagamento.

Innanzitutto va specificato che tecnicamente si deve parlare di un prestito finalizzato, spesso semplicemente definito “finanziamento“: e cioè è il rivenditore di beni o servizi presso il quale si è effettuato l’acquisto a concedere un prestito, per l’appunto finalizzato (e cioè giustificato da un motivo specifico) alla compera del bene o servizio in questione.

Si tratta dunque di un vero e proprio prestito. Ma questo cosa comporta?

Dal punto di vista dei costi, ciò significa che ogni quota che viene pagata si imputa a tre diversi elementicapitaleinteressi e spese accessorie. In poche parole, la comodità di acquistare dilazionando il pagamento in più versamenti contenuti comporta lo svantaggio di un costo complessivo senza dubbio maggiore, esponendo il compratore poco accorto al rischio di indebitarsi per somme ingenti ma “poco evidenti” perché camuffate sotto forma di pagamento rateale.

Per avere una chiara idea di quanto sia il costo effettivo del finanziamento, il cliente deve prestare attenzione principalmente ad un dato che spesso nei contratti è magistralmente “nascosto”: l’ISC, cioè l’Indice Sintetico di Costo. Si tratta di un valore espresso in percentuale che in sostanza riassume sia il tasso d’interesse sul prestito che tutte le spese accessorie. Attraverso questo valore il cliente avrà dunque modo di conoscere nel dettaglio quanto gli costerà chiedere un finanziamento, trovandosi perfettamente preparato ai pagamenti effettivi che dovrà sostenere.

Gli acquisti a rate sono diventati molto frequenti non solo nel campo dei prodotti tecnologici, come i telefoni di ultima generazione, tablet, notebook o impianti televisivi. Il pagamento rateale è infatti ampiamente utilizzato anche nel campo della prestazione di servizi, in particolare in quello delle assicurazioni (specialmente automobilistiche): su tutti, molte compagnie di assicurazione online scelgono di offrire il pagamento dei propri premi attraverso il versamento di diverse rate. 

Simili scelte sono effettuate da compagnie erogatrici di servizi di luce e gas: a determinate condizioni, è possibile infatti richiedere di versare l’importo dovuto attraverso la rateizzazione del pagamento.

A questo breve elenco, si possono aggiungere molte altre situazioni in cui è lo stesso venditore o prestatore di servizi che, al fine di aumentare i propri incassi, sceglie di fornire la possibilità di dilazionare il pagamento assecondando un trend dettato dalla più recente crisi economica.

 

Net Generation: bandi specifici per sviluppare imprese via web

 

Che la futura generazione sia decisamente una “net generation” ne siamo ormai certi, quello che invece ci stupisce è la presenza di bandi per la tecnologia via web emanati e di prossima uscita per sviluppare imprese via web.
Bandi e web: un modo dedicato per sviluppare nuove economie grazie alla finanza agevolata.
Infatti, per le imprese della Lombardia anche se scaduto il 31 dicembre del 2012 (ma siamo sicuri che questo e altri bandi della regione Lombardia ben presto verranno nuovamente aperti) era stato “creato” un bando denominato proprio “Lombardia Net Generation” mediante il quale era possibile ottenere un contributo a fondo perduto fino a un massimo di Euro 12.000 per lo start up di nuove idee imprenditoriali innovative ma soprattutto sviluppate via web.
E non solo.
Infatti anche la regione Toscana ha emanato un bando “tecnologico” con scadenza il 31 dicembre del 2013 denominato “Toscana Innovazione”.
Il suddetto bando della regione Toscana permette di apportare un capitale di rischio (anche fino al 100%) con lo scopo di favorire l’insediamento ovvero la nascita di imprese ad alto/altissimo contenuto tecnologico.
Come ben si evince da questi due bandi, si va sempre più verso una generazione tecnologica e almeno da questo punto di vista il nostro paese sta cercando di colmare il gap che ci separa con gli altri paesi europei.


Start Up: la finanza agevolata come strumento per ottenere dei contributi

 

Secondo gli ultimi dati statistici, nel 2012 si è verificato il boom di aperture di “partita iva” che secondo gli esperti è una conseguenza della mancanza di posti di lavoro.
Tuttavia, già nel 2011 il numero di nuove imprese nate era stato superiore rispetto agli anni passati a dimostrazione del fatto che comunque c’è la voglia ed il desiderio da parte di molti di mettersi in proprio aprendo un negozio piuttosto che una piccola azienda o uno studio professionale.

Proprio legato all’apertura di nuove imprese (ossia allo start up d’impresa) sotto forma di ditte individuali o snc o srl o di lavoro autonomo (quindi studi professionali) da qualche anno esistono varie forme di incentivi e agevolazioni per le imprese per l’ottenimento di contributi di start up.
Finanziamenti alle imprese sotto forma di agevolazioni e di fondo perduto utili a finanziare il nuovo imprenditore nello sviluppo iniziale della propria attività.

Ecco quindi che sono molti i bandi di start up e le agevolazioni offerte da enti nazionali statali in grado di aiutare la creazione d’impresa.
Dai classici bandi regionali di start up a Sviluppo Italia, l’incubatore nato esclusivamente come supporto allo start up delle imprese italiane.

L’unica difficoltà per l’ottenimento di questi contributi alle imprese riguarda i tempi burocratici ossia i tempi utili per l’approvazione delle domande (ndr domande spesso non semplici poiché bisogna presentare numerose documentazioni oltre a un efficace business plan, documento principale della richiesta che spesso viene, anche a pochi euri, facilmente compilato da consulenti e società di consulenza in finanza agevolata professioniste): mesi e mesi di attesa (la media è circa 4/6 mesi) per l’esito positivo o negativo della domanda.